23 novembre 2016

Stoner nostrano: ecco il secondo disco dei vicentini Virgo

I Virgo sono già passati sulle nostre pagine col disco d’esordio L’appuntamento, che aveva convinto un paio d’anni fa il buon Marco. Questo nuovo album omonimo è denso di atmosfere riconducibili allo stoner più diretto e sporcato di hard rock, quello del filone Monster Magnet per intendersi, ma si contamina di varie influenze che infondono personalità al tutto, anche se questo porta con sé sia luci che ombre.

Una delle caratteristiche di spicco della band è sicuramente il vocalist Daniele Perrino, che dà una marcia in più con le sue capacità ma è allo stesso tempo uno dei talloni d’Achille, almeno a parere di chi giudica: l’eccessiva propensione al vocalizzo lo rende infatti in alcuni punti troppo debordante, nella seconda strofa della conclusiva Trasparenze ad esempio, ed il troppo protagonismo finisce così per essere un difetto più che un pregio. La stessa traccia citata mette in evidenza un altro difetto, ovvero quello di voler esagerare senza un’effettiva necessità: il brano si stabilizza dopo un breve intro su un piacevole incrocio armonico fra chitarre e basso, ma quando arriva il ritornello tutto si complica eccessivamente a livello ritmico e senza che se ne senta l’effettiva necessità.
Fin qui le mancanze, ma è bene rimarcare anche i tanti pregi: la traccia iniziale Danza di corteggiamento, debitrice dei Queens Of The Stone Age (come il finale della convincente Aspirare)  in certe atmosfere e nei cori che partono sul finale, è un bel pugno nello stomaco potente e con suoni efficaci, Pensieri infetti riecheggia senza scimmiottarle atmosfere alla Soundgarden prima maniera, Coco alterna efficacemente momenti di vuoto e martellate abrasive in cui la sezione ritmica fa un ottimo lavoro, Selene mostra un lato più intimistico ma ottimamente architettato della band e pecca solo in un finale alla Toxicity che denota un’altra volta una tendenza a strafare quando non ce n’è bisogno.

Non inventano fondamentalmente nulla i vicentini Virgo ma il loro stoner contaminato ha comunque una personalità ben definita, sebbene andrebbe un po’ addomesticata in arrangiamenti che evitino virtuosismi canori e ritmici a volte fuori luogo. E’ bello vedere comunque che il suono degli anni 90 può ancora venire preso come base per qualcosa che non si fermi al copia ed incolla, tutto lascia ben sperare per una ulteriore evoluzione in qualcosa che abbia sempre meno riferimenti riconoscibili. Stefano Ficagna

Tracklist:

1. Danza di corteggiamento
2. Vergine livrea
3. Selene
4. Coco
5. Aspirare
6, E' uno di quei giorni
7. Nel fondo della segreta ossessione
8. Pensieri infetti
9. L'astinenza
10. Bianca ombra
11. Visione intima (tutto di lei)
12. Trasparenze

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